Narrazioni
I pensieri della Cooperativa
Antonella
Sono entrata in Cooperativa negli anni ’90. Avevo 25 anni e quasi 10 anni di lavoro in fabbrica alle spalle, tra scatolifici e industria tessile. Già da anni mi interessavo al mondo del sociale, partecipando a gruppi solidali, al “Mato Grosso”, poi al gruppo “Gente per la Pace”.
Anche in fabbrica, partecipavo alle attività sindacali, agli scioperi, alle raccolta firme.
Sempre di più sentivo questo luogo come opprimente a livello personale, poco stimolante, logorante.
La sensazione era quella di essere un numero tra i tanti, limitata nella propositività, produttiva in funzione di qualcosa che non sentivo mio.
Il lavoro è necessario, mi son sempre detta, ma le dinamiche della fabbrica non mi facevano più sentire bene ed ero piuttosto in crisi.
Provai a prendere una prima aspettativa dal lavoro per riflettere e partecipai ad un breve campo del Mato Grosso in Ecuador. Al ritorno, il mio disagio persisteva.
Fu allora che conobbi, grazie ad amici, la realtà della Cooperativa Il Ponte.
Chiesi così un’altra aspettativa per provare ad entrare in questo progetto.
Conobbi i fondatori, gli ideali e riuscii a trovare ciò che mi mancava, a sentirmi coinvolta in un progetto che andava oltre al lavoro e alla produzione in sé.
Mi sembrò il posto giusto dove far approdare i miei ideali, le mie esigenze lavorative e quelle personali.
Mi licenziai dal precedente posto di lavoro e decisi così di rimanere in cooperativa.
Ciò che ho sempre apprezzato di questa realtà è il lavorare insieme, mettendo in comunione le qualità di ognuno. Mi sentivo parte di un gruppo, coinvolta fisicamente e mentalmente, libera di proporre, condividere, fortunata nel poter conoscere altre persone, qualità e idee.
La quotidianità del lavoro veniva sempre arricchita dal gruppo e dalle diverse persone che ne hanno fatto parte.
La dignità del lavoro si allargava qui a quelle persone più svantaggiate, tagliate fuori dal mondo produttivo e da ciò che comporta poter averne uno.
La soddisfazione è arrivata così grazie anche ai diversi ragazzi inseriti che hanno qui trovato opportunità di crescita personale, stabilità, autonomia. Queste sono le grandi qualità della Cooperativa che, se un bel po’ di anni fa mi hanno convinta a restare, mi hanno permesso poi di rimanere in tutti questi anni senza smettere di crederci.
Ivana
Tutte le volte che ritrovo dei ragazzi che hanno lavorato in cooperativa, parlando
assieme e rivivendo il percorso fatto sento i miei occhi riempirsi di emozioni, come con Simone quando è venuto a trovarci dopo 13 anni dal suo fine tirocinio.
Ricordo quando lavorava al Ponte, era un ragazzo sorridente e volenteroso, che
nascondeva le sue fragilità e paure dietro un’ apparente positività. Ha potuto mettere in gioco i propri limiti e difficoltà grazie all’ impegno sul lavoro veicolato e supportato dai colleghi operatori. Ora sono felice e soddisfatta nel vederlo sorridente e orgoglioso che ci racconta delle sue conquiste, del suo lavoro e dell’ autonomia raggiunta in appartamento.
Ricordo tutte le nostre preoccupazioni e incertezze quando ci hanno proposto il
nuovo percorso che avrebbe intrapreso Simone dopo la cooperativa. Ci sembrava improponibile e troppo impegnativo per lui, troppi cambiamenti messi assieme pensavamo lo avrebbero messo in difficoltà. Invece, a distanza di anni ci troviamo a ricrederci, in quanto vive in autonomia, accettando momenti di solitudine e sapendosi organizzare. È soddisfacente vedere come, anche se il tempo passa e i ragazzi si trovano a vivere le loro esperienze al di fuori della cooperativa, essi si ricordano dell’esperienza al Ponte e ci tengono sempre aggiornati sui loro successi personali. Questo ci porta a pensare all’importanza del nostro lavoro per loro, di quanto possa essere utile come supporto formativo e impegno sociale.
Veronica
Una storia un po’ diversa dalle altre… un percorso con obiettivi centrati esclusivamente sulla persona e sulle sue caratteristiche.
Una persona inizialmente fragile, spaesata e carica di emozioni espresse e mostrate in tutte le sue forme e sfumature, senza filtri.
Passo dopo passo, giornata dopo giornata, siamo riusciti insieme, ma soprattutto
grazie al suo lasciarsi pian piano conoscere, ad instaurare un rapporto di fiducia, in modo da costruire il contesto giusto su cui poter lavorare.
Il tirocinio si è concluso dopo circa 2 anni di percorso.
L'affetto dimostrato verso la Cooperativa il suo ultimo giorno lavorativo, gli occhi
pieni di emozioni e un abbraccio con un calore indescrivibile, ci hanno dimostrato che in alcuni casi è importante fermarsi e intraprendere strade e scelte diverse, un percorso specializzato e individuale, in modo tale da fare sentire la persona completamente al centro della sua vita, lavorativa e relazionale.
Federica
Nei primi anni di attività del Ponte gli inserimenti lavorativi delle persone con disabilità erano davvero numerosi. Il mondo del lavoro del nostro territorio ricco e laborioso apriva facilmente le porte alle persone più fragili, complice una solidarietà dei futuri colleghi di lavoro che si preparavano all’accoglienza; un’ apertura e una disponibilità che partiva dal basso. Questo succedeva anche prima della nascita della legge 68, che regola il collocamento obbligatorio delle persone disabili nel mondo del lavoro, emanata nell’anno 1999 grazie appunto a diversi fattori e a una rete che creava un terreno fertile all’inclusione. Il servizio di inserimento lavorativo della nostra ULSS sorto nel 1986 era uno dei più qualificati e all’avanguardia, su esempio del metodo Montobbio di Genova (pioniere dell’inclusione lavorativa). Così le persone con disabilità dopo un breve periodo formativo di addestramento al lavoro venivano inserite nelle fabbriche, nelle scuole, negli ospedali. I tirocini presso le nuove realtà duravano poco. Subito venivano assunti, con regolare stipendio e potevano aspirare ad una vita autonoma, vivendo appieno il ruolo di lavoratore. Le famiglie erano molto riconoscenti e vigeva una regola fissa : al primo stipendio si festeggiava! Era quindi naturale uscire a cena tutti assieme: noi del Ponte, la persona inserita (Marisa, Mirco, Paolo, Giulio, Giuliano... e così decine e decine di persone), con gli operatori dei servizi. Una serata speciale che siglava un grande successo, si apriva una nuova esperienza : integrazione nella società, autonomia, indipendenza, reddito, uguaglianza... Ogni successo, anche per noi era un rinforzo, un tassello, una forza per proseguire e per credere che questa impresa era veramente possibile!
Federica
Mi sono lasciata coinvolgere Una passione che dura da quasi 40 anni; ci sono stati alti e bassi... piacere e difficoltà, perdite e guadagno, soddisfazioni di gruppo e personali, a volte sfortuna e stanchezza. Cooperazione, autogestione, solidarietà e inclusione... Parole chiave per me che hanno segnato il mio modo di stare al mondo. Parole di senso che mi hanno aiutata a trovare me stessa, un PONTE che, se lo attraversi ti cambia, perché alla fine “gli altri siamo noi”.
Genny
Non avrei mai firmato un contratto a tempo determinato se non ci fossero stati i “ragazzi”. Un lavoro che in altre aziende può essere noioso, ripetitivo, monotono in cooperativa NO e la differenza la fanno loro. ogni giorno non è mai uguale e quando ti rendi conto che il lavoro che fai aiuta chi è più fragile beh è il TOP. Ci sono tanti ricordi e persone che porto nel cuore , in un posticino speciale c’è Anna la prima ragazza che ho accompagnato nel suo tirocinio formativo...vedere ogni giorno i suoi progressi, vederla superare le sue paure e timidezza, vederla crescere sia come lavoratrice sia come persona, riuscire ad instaurare un rapporto di amicizia e fiducia e tutto questo lavorando è una cosa che mi riempie il cuore e mi fa capire ogni giorno che la firma su quel contratto è la cosa più bella che ho fatto e a livello umano mi ha cambiato in meglio la vita .Anna ha fatto il suo percorso, ora lavora in un’altra azienda è diventata più autonoma e le piace ciò che fa, nel suo ultimo giorno in coop l’abbiamo salutata con abbracci applausi e tanti in bocca al lupo e qualche lacrimuccia è scesa. La nostra Cooperativa si chiama Il PONTE perché i ragazzi passano da noi e noi come un ponte (dopo la giusta formazione) li accompagniamo verso nuove realtà lavorative... ma secondo me è un Ponte a due corsie perché Anna, come tanti altri, non si è scordata di noi, passa a salutarci, mi scrive, viene alle feste o cene che organizziamo e questo mi fa capire quanto importante è il mio lavoro. Se io ogni giorno a loro do 10 senza chiedere nulla da loro ricevo 100.
Stella
Di tempo ne ho avuto poco, ho fatto strada molto velocemente, non solo con i piedi. Poco più di un anno fa, ho ricevuto una chiamata, mi è stata chiesta la mia disponibilità per lavorare nella cooperativa Il Ponte. Ho accettato, anche se non sapevo che cosa avevo davanti, l'unica certezza che portavo con me era che, se mi fossi sentita utile per qualcuno, sarei stata felice, perché il mio timore più grande è sentirmi un peso per gli altri. Così ho cominciato, un po' spaesata, ad essere sincera, non conoscevo nessuno. Non avevo idea di che cosa significasse essere parte di una cooperativa. Non è un lavoro qualunque, c'è qualcosa di più. Lavorare con "gli ultimi" ti cambia, ti fa vedere le cose da un'altra prospettiva, non importa chi sei, da dove vieni, se ti conosci oppure no, ti senti come a casa, parte di una famiglia, con fatiche, collaborazioni, delusioni, soddisfazioni. Vedere gli altri colleghi operatori darsi così tanto da fare per le persone più fragili, mi ha spinta, senza subito rendermene conto, a spendere a mia volta del tempo per raggiungere quell'obiettivo comune. Ho quindi realizzato, con grande sollievo, che non sono l'unica a fare strada, ma assieme a me ci sono molte altre persone, che siano svantaggiate o meno non ha importanza, basta continuare a camminare.

